TECNOLOGIA

Editoria in manovra tra gelata dei ricavi e pressing digitale



media – carta stampata al bivio

Il fatturato globale dei giornali è in calo e il 2019 vedrà il sorpasso dei social sulla raccolta pubblicitaria. La risposta è il consolidamento: nel 2019 già 114 transazioni in Europa nel settore media per 13,5 miliardi

di Andrea Biondi

(Imagoeconomica)

5′ di lettura

«Sono fantasie. Absolutely not». Quasi un anno fa il presidente di Gedi, Marco De Benedetti, replicava in questi termini a chi gli chiedeva della possibile vendita all’imprenditore ceco Daniel Kretinsky, fresco azionista di peso nella società editrice di Le Monde (tramite la società Le Nouveau Monde che sostanzialmente divide con Matthieu Pigasse). In Francia, dove qualche dibattito e distinguo lo ha generato anche per la volontà di salire nell’azionariato di Le Monde, Kretinsky già possiede il settimanale Marianne e alcune testate del gruppo Lagardère, come Elle, che unisce alle ex attività ceche di Ringier Axel Springer e alla presidenza dello Sparta Praga.

L’offerta di domenica scorsa da parte di Carlo De Benedetti per il 29,9% di Gedi rappresenta il termine di una linea ideale che negli ultimi mesi ha unito vari personaggi e società ritenuti interessati alla realtà nata dall’integrazione nel Gruppo Espresso di Itedi e che al suo interno riunisce, fra gli altri, Repubblica, L’Espresso, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 quotidiani locali e un polo radio (Deejay, Capital, m2o) che, pur pesando relativamente poco (il 10%) sul business, è la parte più in spolvero: +0,4% i ricavi nel primo semestre e risultato operativo positivo (7 milioni).

LA FRENATA DEI RICAVI

I rumors sulla possibile vendita Le ipotesi sui compratori sono state le più varie. Si va da Flavio Cattaneo insieme con il fondo Peninsula (un passato interesse confermato), a Xavier Niel (il patron di Iliad è anche lui azionista di Le Monde), a Kretinsky, alla Feltrinelli, alla Vivendi già impegnata su fronti non da poco in Italia: dalla Tim con governance a trazione Elliott, a Mediaset con cui la media company di Vincent Bolloré sta battagliando a suon di ricorsi (per ora con buon gioco in Spagna) per fermare la holding olandese Mfe-MediaForEurope cui il Biscione pensa come avamposto di una tv free paneuropea. Da ultimo i rumors si stavano spostando su John Elkann (già azionista al 5,9% con una Exor che nell’editoria ha un posto di rilievo con la quota di controllo del 43,4% del The Economist), dato per interessato alla parte La Stampa-Il Secolo XIX.

La proposta di De Benedetti senior, anche se rispedita al mittente da figli e Cir, ha però finito per creare una cesura fra un prima e un dopo. Per ora a beneficiarne è il titolo, salito del 24% (a 31 centesimi) in una settimana. Lunedì, alla presentazione dei conti di Gedi, possibili nuovi particolari in una querelle che ha i tratti avvincenti del redde rationem famigliare, ma che si sviluppa anche in un contesto le cui trasformazioni sono globali. E, purtroppo per il comparto, foriere di grandi incertezze.

Un quadro in trasformazione L’“Entertainment & Media Outlook 2019-2023” di Pwc segnala per il comparto “newspaper” un business sotto i 100 miliardi di euro a livello globale nel 2018 e posizionato su un piano inclinato fino a scendere a 85 miliardi nel 2023, con caduta media annua del 2,6% frutto del -3,3% dell’advertising e del -2% nella “circulation”. In Italia va anche peggio: -3,9% di Cagr con -5,9% nella pubblicità e -3,1% nelle vendite. Altro indice del cambiamento dei tempi lo si riscontra nelle previsioni dell’ultimo “Advertising Expenditure Forecasts” di Zenith (Publicis Media) secondo cui il 2019 sarà il primo anno con più raccolta sulle piattaforme social che sulla carta stampata, con social al terzo posto e quota del 13% della spesa adv globale, dopo Tv (29%) e paid search (17%).